La paura, istinto di conservazione

A cura di L. Ruboni, educatrice cinofila

Spesso ad un colloquio con proprietari di cani, risalta la parola paura, riferita a diverse situazioni, contesti, oggetti, persone e perfino il tempo, inteso come meteo.

Cos’è la paura? È un istinto di cui tutti noi mammiferi siamo dotati, non solo i nostri amici a 4 zampe, e ci permette di sopravvivere!

È annoverata tra le emozioni primarie. Le emozioni primarie sono identificabili in modo universale e alcuni studi le suddividono in 6 tipologie, mentre altri in 8. Le più conosciute sono: Rabbia, Paura, Sorpresa, Felicità, Disgusto, Tristezza.

L’emozione è ciò che spinge ad agire e come indicato da Daniel Goleman: “Sono piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione è il verbo latino MOVEO, “muovere” (tratto da “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman ed Bur Rizzoli 2011). Il professor D. Goleman, psicologo a Harvard e collaboratore scientifico, si riferisce alle emozioni umane, ma gli studi sui cani e altri animali, degli ultimi 10 – 15 anni, confermano che le emozioni primarie sono le stesse che proviamo noi.

Le emozioni possono essere positive o negative. Sia le prime sia le seconde, se superano il livello che definiremo “di soglia”, non permettono all’individuo di concentrarsi e interferiscono con il comportamento perché subentra una iper o ipo-eccitazione. L’emozione provata è troppo invadente e non permette di pensare, di riflettere. Entra in gioco l’istinto di conservazione, che non sempre è la strada corretta per animali che vivono in società complesse e con specie diverse.

In molti casi anche difficili, non tutti purtroppo, si possono fare dei percorsi mirati per acquisire fiducia in se stessi, usando ad esempio il Problem Solving (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) e/o la Mobility (ne parleremo prossimamente), il fiuto e la ricerca e altre discipline, unitamente a molta pazienza e costanza. Affiancata da un Veterinario comportamentalista e un rieducatore, la famiglia intera, cane e proprietari, potrà vivere una vita pressoché normale; nei casi meno gravi il cane riacquisterà fiducia in sé e affronterà la quotidianità con una percezione diversa.

La paura ha molte sfaccettature che vanno dalla diffidenza o paura della mancata conoscenza, al terrore di esperienze passate. Nella prima rientrano quei cani che non hanno avuto modo di conoscere nulla soprattutto nei primi mesi di vita. Cuccioli nati in canili lager, ad esempio, ma anche fatti nascere da persone senza un minimo d’informazione, o purtroppo anche senza scrupoli, che pensano solo alla cucciolata per guadagno senza curare la parte cognitiva, importantissima, né quella sociale, per conoscere vari ambienti naturali e urbani, persone, oggetti, rumori, odori, animali di diverse specie, altri cani di ogni razza e taglia. Ogni piccola scoperta vissuta in modo positivo, è un grande passo verso un adulto equilibrato. Le esperienze negative purtroppo segnano in modo, a volte, indelebile: cani percossi, tenuti legati o in spazi ristretti e angusti, la solitudine in recinti o anche in spaziosi giardini, tensioni continue fra persone, liti con altri cani, malattie invalidanti ed invasive sono tutte situazioni limite che possono creare paure difficilmente controllabili. Per ognuno di questi argomenti si potrebbe approfondire, ma come sappiamo ogni cane è un individuo a sé: per ognuno occorre conoscere storia, contesti, vissuto, genealogia e carattere, come minimo, ed è un campo che solo un bravo veterinario comportamentalista può individuare fino a fondo, a volte anche per soli tentativi. Ciò che può dare giovamento a un cane, può non avere alcun effetto su un altro.

Da studi scientifici di diversi laboratori internazionali molto importanti, grazie all’aiuto di tecniche di risonanza, tac e in ogni caso meno invasive rispetto a tempi addietro, è risultato che il cervello del cane presenta delle zone emozionali cerebrali, molto simili alle nostre. Sono stati istruiti alcuni cani a restare completamente immobili, a sopportare le cuffie e ad eseguire determinate posizioni, per entrare nell’attrezzatura della risonanza magnetica e poter vedere e studiare, in base a stimoli uditivi e visivi, quale area del cervello, relativa alle emozioni, si attivasse.  

Hanno rilevato che le aree attivate sono le stesse che si attivano nel cervello umano.

Sono studi molto interessanti e che aprono altre aree di approfondimento. (post dello scienziato Gregori Berns ed i cani addestrati per la risonanza magnetica:  https://www.ilpost.it/2017/09/11/cani-risonanza-magnetica/ )

Tornando all’emozione paura, si può controllare, modificarne l’intensità, se è sul livello diffidenza può anche essere completamente superata in alcuni casi, ma se un soggetto ha provato paura basterà poco, un passo falso e si tornerà indietro anni luce. Ad esempio: un cane nato in aperta campagna, ben socializzato con persone, soggetti intra-specifici e inter-specifici, oggetti, ma cui non è stato fatto conoscere l’ambiente urbano, se sarà adottato in città, si troverà ad avere diverse difficoltà per mancata conoscenza. In base al proprio carattere, contesto e comportamento dei proprietari, la nuova abitazione di Fido potrebbe trasformarsi in paura dei mezzi urbani, sirene, auto, tram, bus etc.… meglio quindi anticipare subito con un percorso graduale di conoscenza, terminato il quale si troverà a proprio agio anche in una via trafficata come Corso Buenos Aires a Milano.

Fino a qualche anno fa, un metodo utilizzato per far superare la paura, era quello di immergere il cane nel suo più grande incubo. Se avesse avuto paura della gente, si sarebbe portat in un luogo affollato, tenendovelo immerso fino a che o passava la paura o si stremava dallo stress. Questo metodo è conosciuto come flooding e purtroppo (a mio parere) a volte ancora utilizzato. Fortunatamente esistono metodi e tecniche molto più consone come la desensibilizzazione e il contro-condizionamento, che se eseguiti in modo costante, graduale e con pazienza ottengono ottimi risultati. Si deve sempre essere seguiti da persone esperte, non ci si può improvvisare, nel caso più fortunato il cane non regredisce, ma anche un apparente progresso può rivelarsi poi pericoloso.

Come si può riconoscere il cane impaurito? Non è solo l’evitamento, lo scatto indietro o la fuga o l’abbaio, che identifica che il cane ha paura. Si possono notare segnali che anticipano i movimenti, come rigidità muscolare, la postura in generale, la posizione delle zampe, la posizione della coda, delle orecchie, della bocca, l’espressione e gli occhi, la pupilla dilatata. Il tutto sempre condito dal contesto di quel preciso momento.

Essenzialmente ci sono quattro modi di reazione alla paura: Fuga, Immobilizzazione, Attacco e “la butto sul ridere” (la regola delle 4 F: Flight-Freeze-Fight-Funny). Tutte queste reazioni sono normali, naturali, date dall’adattamento selettivo dei secoli, e servono innanzi tutto a salvare la propria vita e ad adattarsi all’ambiente. È parte dell’istinto di conservazione della specie!

Importante inoltre è non confondere le Paure con le Fobie! Queste ultime purtroppo non possono estinguersi con una graduale abituazione a ciò che stressa il nostro amico a 4 zampe. Le paure possono svilupparsi lentamente e avere comportamenti diversi da una volta con l’altra, mentre le Fobie solitamente appaiono in modo rapido e il comportamento è solitamente sempre lo stesso o con minime differenze.

Un’adeguata e possibilmente immediata diagnosi è sempre ciò che fa la differenza.

La paura è inoltre probabilmente, la prima causa di aggressività e pertanto è importante riconoscerla e soprattutto prevenirla fino a quando l’animale non l’avrà vinta.

Quando vi accingete ad adottare un cane, se da un allevatore, cercate di avere più informazioni possibili prima di tutto sull’allevamento, i metodi utilizzati, come sono cresciuti i cuccioli. Se possibile fatevi presentare i genitori e i nonni e le loro storie, date loro tutte le informazioni possibili sulla vostra routine quotidiana. Stessa cosa per il canile, cercate di ricevere e offrite tutte le notizie che riguardano la vita familiare routinaria, se ci sono tensioni, se si conosce la vita precedente del cane, etc.…

Un cane con paure non è sempre facile da gestire, però non scoraggiatevi, molto dipende dal tipo e dall’intensità della paura che vive.

Qualche esempio di insicurezza, paura e disagio, lo possiamo vedere nelle foto presenti nel corpo dell’articolo :

Postura da cane insicuro – possibile comportamento aggressivo con ciò che lo spaventa;

 Paura da “mancata conoscenza” –  tutto fa paura persone, luoghi, rumori, oggetti. 

Mancata socializzazione sia ambientale, che con le persone. Per aiutarli spesso vengono accompagnati da cani molto equilibrati chiamati “regolatori” da cui imparano.

Iniziano così ad avere un punto di riferimento, una guida per aprirsi. 

E’ un percorso molto lungo e basta poco perché si rinchiudano nuovamente;

 Paura da “temporale” –  in questo caso il cane si rivolge al proprietario chiedendo aiuto.

E’ un ottimo rapporto di fiducia che va comunque sempre coltivato. Il nostro amico andrà rassicurato, ma non eccessivamente, il rischio altrimenti sarà di confermare la sua paura. Si rassicurazione, non enfatizzare. Il nostro comportamento dovrà essere il più normale possibile pur senza ignorarlo;

 Paura delle novità

Passi da gigante per questa cagnolina che manteneva molta distanza da tutto e tutti. Ha paura, è in mezzo a della gente estranea, si rifugia sotto al tavolo, ma ha fiducia nella sua famiglia e non fugge, né reagisce in modo evidente. Attende ed è in ansia, ma sa che ce la può fare. Il percorso è ancora lungo ma ha chi la guida e ha imparato che si fanno piccoli passi per grandi conquiste.

Posture da Disagio

La stessa cagnolina in questa sequenza di fotografie, fa notare il suo disagio. Si possono notare la posizione delle orecchie, l’espressione degli occhi e bocca un po’ aperta, probabilmente con respiro un po’ affannoso. La postura del corpo verso il posteriore con le zampe anteriori puntate in avanti, le zampe posteriori ben piazzate a terra pronta per potersi alzare di scatto, la muscolatura tesa. La coda sotto al corpo nel mezzo delle zampe, non completamente però. Il guinzaglio è quasi teso e anche piuttosto corto, per poter fare lo scatto fotografico insieme. Il cane guarda la proprietaria mentre lei guarda verso la macchina fotografica, ma appena si gira verso il cane, il cane volta la testa altrove. La proprietaria prova a tendere ancora di più il guinzaglio per portare il cane verso di sé ed il cane prende una posizione ancora più tesa con le zampe anteriori tese verso avanti e spostando ancora di più il peso verso il posteriore. Sta cercando di far capire alla proprietaria che questa cosa la disturba e vorrebbe potersi allontanare un po’. Se non avesse seguito un percorso e non avesse avuto fiducia nella proprietaria, avrebbe anche potuto reagire.

Il cane è un animale sempre portato a imparare. A volte è gravemente ferito dentro di sé, ma vale sempre la pena di aiutarlo. Provate ad annotare da qualche parte i suoi comportamenti, il contesto dove mostra paura e il suo atteggiamento anche verso di voi. Se possibile fate anche dei video. Qualsiasi sia la causa, soffermatevi e provate a pensare cosa sta provando il nostro amico, cercate di capire quali sono le motivazioni e fate di tutto per aiutarlo a vincere la paura: per il suo benessere, per la nostra gioia e per la sicurezza di entrambi.

Prima o poi Fido cercherà di affidarsi a noi e dovrà trovarci pronti perché possa essere convinto di averci come amici. E se non è convinto, abbiamo sempre la possibilità di provare convincerlo.

Lorena Ruboni

Educatrice cinofila

educatore@rescuebau.it

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