A TU PER TU COL MICROCHIP

 Conosciamolo insieme, tra legislazione e leggende metropolitane

Capita spesso di leggere del famigerato Microchip. Chi dice che è un obbligo, chi ne parla come se fosse il figlio di Satana, chi giura di aver visto il proprio cane ingrandirsi, chi pagherebbe per farlo mettere anche ai propri figli. I social network in effetti sono un bacino incredibilmente vasto di notizie, ma non sempre ci si attiene alla realtà. Ecco perché abbiamo voluto andare alla fonte, intervistando direttamente lui, il signor Microtrasponder, detto volgarmente “chip”. 

Ci rechiamo da lui, in un momento di tranquillità, proprio prima che inizi il suo turno lavorativo. Ci accoglie in un ambulatorio veterinario, fa il timido dentro la sua siringa, adagiato in un involucro che mantiene la sterilità. Fa lo schizzinoso, non vuole uscire se non per andare a lavorare. Ci accontentiamo di parlargli a distanza, riportando la conversazione. 

Per semplificare, chiameremo i nostri Rescue Reporter con la sigla RR (che non sta per Raccomandata con ricevuta di ritorno eh!) mentre il Signor MicroTransponder ci ha concesso di chiamarlo MC, ovvero MicroChip. 

RR: “Signor Microchip, ci dica, lei di che cosa si occupa esattamente?”

MC: “Miei cari ragazzi, io sono l’unico sistema attualmente in uso in Italia, atto a identificare in maniera univoca, animali da compagnia, da reddito o anche specie non convenzionali. Detto in parole povere, cani, gatti, bovini, cavalli e anche furetti e tartarughe possono essere identificati grazie a me. Così se si perdono, oppure in caso di controllo o visita veterinaria, grazie a me in un attimo si può risalire al proprietario dell’animale, al suo indirizzo e al suo numero di telefono (solo se si è abilitati a vedere queste informazioni ovviamente). Per quanto concerne il cane, il mio lavoro è reso obbligo di legge. Non ci può essere in Italia un cane non dotato di microchip e quindi non iscritto in Anagrafe Canina.”

RR: “Ma a quali cani si può applicare? Da che età e come è possibile dotare il proprio cane di un microchip?”

MC: “Non si è mai troppo grandi piccoli o vecchi per avere un microchip e, in Lombardia, qualsiasi cucciolo deve essere dotato di chip entro il mese di vita. Per l’applicazione bisogna rivolgersi a un veterinario libero professionista abilitato oppure alla propria ATS veterinaria (ex ASL).”

Notiamo che il Signor Microchip se la tira un pò, quindi vogliamo provocarlo. 

RR: “Ma l’applicazione costa tanto?”

MC: “Voi volete offendermi! Diciamo che costa di più la sanzione per chi vuole fare il furbo. Anche se sono importantissimo, i miei servigi costano sui 30 euro.”

Vogliamo calcare un pò la mano. 

RR: “Ma l’applicazione fa male? Non è che ci sono …”

MC: “Non cominciate anche voi! – ci interrompe Mr Chip, visibilmente alterato – Sono una capsula di 11 mm per 2 mm di diametro. Mi spiegate come faccio a far male? Vengo applicato con una siringa che ha un ago così affilato che pure il cane più pauroso non si accorge di niente. L’iniezione avviene sottocute, nella regione del collo, a sinistra, dove in effetti la cute è molto mobile, oltre che facilmente raggiungibile dal lettore. E’ più facile che il cane si divincoli perché non vuole star fermo piuttosto che perché mi sente entrare. Non serve neanche l’anestesia. ”

RR: “E poi che succede?”

MC: “Succede che mi devo acclimatare, arredare casa mia, fissarmi in un punto. Va bene, non sono velocissimo, ma mi sistemo in circa 24-48 ore e sicuramente funziono già da subito. Se poi mi si toccaccia, magari mi sposto un pò da dove sono stato impiantato, ma il vostro amato animaletto non mi sente. So essere molto discreto.”

Ed eccolo che ricomincia a darsi delle arie, ma in effetti ne ha il diritto probabilmente! Continuiamo la nostra linea di inchiesta. 

RR: “E’ davvero fenomenale, signor Microchip: Così piccolo eppure riesce a dare tutte le informazioni utili in pochissimo tempo! Ma come ci riesce?”

MC: “Semplicissimo – vediamo il suo ego gonfiarsi, ma decidiamo di rimanere impassibili – io ho il compito di trasmettere un codice. Uno e uno solo. Ogni chip ha un codice di 15 cifre. Grazie a queste 15 cifre gli umani possono capire in che paese sono stato impiantato nell’animale, chi è il mio produttore e quale animale rappresento. Io sono il portavoce dell’animale che accompagno. Inserendo il codice da me trasmesso nel portale dell’Anagrafe Canina si può risalire ai dati del proprietario dell’animale. Se l’animale è stato perso, così può tornare subito a casa! E no, non mi guardate con quella faccia! Io non commetto mai errori. Prima di tutto il mio codice è univoco: non esiste un chip uguale a me in tutto il mondo! E non mi stanco mai di trasmettere. Difficilmente mi rompo e sono poliglotta: comunico con tutti i lettori del pianeta.”

RR: “Parliamo del suo socio: il lettore”.

MC: “Innanzitutto si dovrebbe chiamare “scanner”, ma anche lettore va bene. E’ un congegno che, attivato nelle mie vicinanze, mi sveglia, chiedendomi di trasmettere il mio numero, un codice che poi il lettore stesso provvede a mostrare agli umani.”

RR: “La sveglia? Significa che in genere lei dorme?”

MC: “E che dovrei fare secondo voi? Ballare la Zumba? Io devo parlare solo con il lettore quando me lo si chiede. Sono un tipo introverso e tranquillo. Me ne sto silente nel mio cantuccio comodo fino a quando non mi si attiva”. 

Vogliamo addentrarci ora in un campo minato: i miti sul microchip, sperando di non farlo arrabbiare. 

RR: “Abbiamo sentito in giro delle voci… sa… sul suo conto… le dispiacerebbe darci la sua opinione?” 

Notiamo una nota di divertimento nel suo tono di voce (non nello sguardo, perché essendo nella siringa poco abbiamo da vedere). 

MC: “Fatemi indovinare, mi state per chiedere se sono cancerogeno? no, non lo sono. E non sono un GPS! Non è che quando uno perde il cane, poi lo può ritrovare come se io fossi un localizzatole militare. E non rendo sordi, anche se a volte sono i cani troppo casinisti che rendono sordo me. Ah! E no, ma vi sembra che gli scienziati si divertano a rendermi radioattivo? Non hanno niente di meglio da fare? Comunque sia, in realtà chiunque abbia alcuni sospetti, potrebbe fare una bella ricerca su internet, attenendosi a fonti ufficiali come riviste scientifiche, seminari, tesi di laurea, e capire da se se sono un mostro o un grande amico per tutti i vostri animali da compagnia. Ora vogliate scusarmi ma devo andare”. 

E termina così la nostra conversazione col signor Microchip. Lo vediamo uscire dall’involucro con la sua siringa, essere attivato dal suo socio Lettore ed essere applicato a un simpatico cucciolo nero, tutto festoso che, ignaro di aver un nuovo amico a lato della sua collottola, ci guarda felice. Quel cucciolo ora è ufficialmente di qualcuno. E qualsiasi cosa succederà, il suo microchip lo accompagnerà. Un’amicizia che durerà per sempre.

Alice Castorina – Presidente Ass. Rescue Bau ONLUS
 

 

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